Film d'autore

“Il Prigioniero Coreano” Prossimamente

Solitamente ritengo che le tematiche trattate in un film debbano incidere in maniera piuttosto limitata o non incidere proprio sulla valutazione di una pellicola: a mio avviso, così facendo, ci saremmo risparmiati la visione di decine di pluripremiati film incolori che insistono su problematiche sociali serie in modo terribilmente superficiale e semplicistico. La storia insegna, però, che combattere stereotipi con altri stereotipi non è mai una carta vincente, tutt’altro.
Fatta questa premessa, vorrei però sottolineare come prendere le distanze dalla materia di questo film per esprimere un giudizio più “oggettivo” non sia un compito così facile. Kim Ki-duk è un regista coreano, e ogni prefisso a questo aggettivo, alla luce del suo ultimo lavoro, risulta alquanto superfluo: il dolore di Nam Chul-woo, povero pescatore della Corea del Nord che, a causa di un guasto meccanico al motore della sua piccola imbarcazione, sconfina in quella del Sud, è il dolore che provano sulla propria pelle il regista e milioni di persone silenti sopra e sotto quella linea di demarcazione posta a divisione di un unico popolo. Un confine arbitrario e irreale ma con effetti tremendamente reali, che si mostrano in tutta la loro brutalità nelle violenze subite da un padre di famiglia, arrestato e torturato per delle colpe che non riesce a comprendere, alla stregua di uno Josef K. di kafkiana memoria. E’ questa la gabbia d’acciaio all’interno della quale uomini inconsapevoli sono imprigionati: il confine fra vittima e carnefice è spesso labile, l’individualità appiattita, sacrificata sull’altare di una razionalità che, portata alle sue estreme conseguenze, diventa assolutamente irrazionale, perfettamente disumana; solo un uomo innocente, offeso e privato di qualsiasi bene, se non dell’amore per la sua famiglia, sembra riacquisire il contatto con la realtà delle cose.
Questo non è forse il miglior film di Kim Ki-duk, che nel corso degli anni si è reso autore di pietre miliari del cinema, tuttavia è un film che brilla di un’autenticità di sentimenti ed una partecipazione emotiva difficilmente negabili.