Film d'autore

“Opera Senza Autore” da Giovedì 18 a Domenica 21

Alla fin fine, dopo tre ore, l’istinto è quello di voler rivederlo per perdersi in questo racconto di vita, sofferenza, felicità e incertezza di enorme fattura e passione.

È il fascino del racconto a catturare l’attenzione di von Donnersmarck, già autore di Le vite degli altriOpera senza autore è un film di oltre tre ore durante le quali il regista tedesco ha modo di distendere la sua narrazione, fare trascorrere il tempo e gli anni per creare un’atmosfera alla Heimat per i suoi personaggi che, nel prima e nel dopo della Seconda guerra mondiale, dentro alle spire del nazismo, vivranno la loro difficile vicenda umana. Si parte da Elisabeth che ama l’arte e la vive in modo originale e trasmette questa passione al nipote Kurt. Il nazismo distruggerà le vite e i carnefici, a volte, la fanno franca. Elisabeth morirà,ma vivrà nel futuro grazie all’amore che nutriva per Kurt.

Un cinema che oggi sembra fuori tempo quello che ci propone Opera senza autore che nel suo lungo sviluppo, in fondo, vuole anche raccontare il percorso di una intera nazione del dolore di un popolo dopo il crollo del nazismo, affidando alla componente romantica il compito di ricucire queste ferite e restituire ad una dimensione più umana e sicuramente più alta, il suo protagonista Kurt. Un personaggio che lentamente assume le vesti e il carattere di un uomo che appartiene ad una incipiente modernità. Opera senza autore diventa così una storia che fa della sua variegata composizione, un tratto distintivo e il suo fluviale racconto è fatto di guerra e dolori, arte e amori, paura e desiderio di rinascita, nei quali ritroviamo i temi eterni di ogni narrazione. Esplicito tanto da apparire televisivo e dove come si diceva tutto è spiegato, Opera senza autore è però un film che nasce da una istintiva sincerità, da un desiderio autentico di raccontare i personaggi, le vicende e di entrare, ancora una volta, nel cuore ferito di una nazione che ha avuto un ruolo centrale negli equilibri politici del novecento e continua ad averli ancora in questo secolo. Certo il suo film più conosciuto, con quel premio Oscar che conquistò, Le vite degli altri, resta su un altro livello di ricerca di una verità attraverso una certa invenzione del mistero svelato.   Ma in fondo il film raggiunge il suo scopo, traducendo nella sua fluviale esistenza, l’anima tormentata e romantica della Germania che da sempre ha ricercato nell’arte l’espressione più vicina a quella sottile e proficua inquietudine che sembra costituire un essenziale e non trascurabile tratto identificativo.