Film d'autore

“Gli Anni Amari” annullato causa CORONAVIRUS

«Gli anni amari», ritratto dell’Italia nella lotta di Mario Mieli

Mieli era un genio – sottolinea Adriatico, regista teatrale e cinematografico, giornalista professionista e architetto – , che ci ha sedotto, come faceva con tutti quelli con cui entrava in relazione. Ma era anche un ragazzo immerso in una profonda solitudine, quella in cui aveva costruito la sua bolla di sopravvivenza e in cui era relegato da chi lo considerava troppo snob o troppo scomodo; la solitudine di chi ha imparato a farcela da solo per sopravvivere a dispetto di tutto e tutti, e in cui si è ritrovato per l’ennesima volta quel giorno di marzo dell’83 in cui, a soli 30 anni, decise di togliersi la vita. Gli anni amari sono tutto questo – conclude -. Sono gli anni in cui tutto sembrava possibile e non lo era, gli anni lontanissimi del nostro passato recente, quelli di un ragazzo che ha vissuto, con la sua aliena dolcezza, l’amarezza di un’esistenza simile a quella di nessun altro”. E ancora il regista (che dedica questa uscita a Patrick Zaki nelle carceri egiziane) : “Mario non si è battuto per l’omosessualità, ma per la liberazione e la felicità di ogni persona. Insomma non fu solo un leader, semmai un’icona imprendibile, un outsider del movimento omosessuale di allora”.

Andrea Adriatico omaggia il grande Mario Mieli che fu il primo filosofo a elaborare teorie di genere, anticipando di quarant’anni le moderne posizioni della psicoanalisi e dei contemporanei filosofi sul genere. Ma questo film risente ancora del silenzio e della “censura” imposta dalla famiglia. Nonostante l’importanza del suo pensiero, Mario Mieli subisce una sorta di esilio culturale, passando da Milano a Londra e viceversa, sembra che il suo pensiero non abbia contaminato i movimenti della capitale, se non marginalmente. Rimane l’importanza del progetto nell’ottica di un cinema impegnato che restituisce la giusta memoria e gloria agli intellettuali dimenticati.